mercoledì, novembre 10, 2010

Casa nuova ...Vita nuova!

Ed ecco che una nuova vita inizia...e bisogna fargli spazio per accogliere tutte le novità ed i regali che questa porterà, e bisogna liberarci dei fardelli ormai logori e inutili del passato, per poter meglio portare i nuovi che si presenteranno.

Un NIDO da costrire, illuminare, colorare, scaldare con risate, musica, baci, fiori e piante...!

Un NIDO che accoglierà le nuove conquiste, i traguardi ed i nuovi sogni e ci farà da rifugio durante le tempeste della vita!

Cara CASINA ti do il benvenuto nella mia vita, cercerò di curarti ed amarti, di riempirti con energia positiva ed amore...TI CHIEDO di proteggere me e i miei Amori, di donarci la pace e la serenità ed il "senso di sicurezza" che solo un rifugio/nido, riconosciuto dal cuore, può dare.

Un pensiero a te, mia dolce metà:prego e spero che questa Casa veda il nostro Amore crescere fino ad arrivare negli occhi velati di due ottantenni che si tengono per mano seduti davanti al camino!

sabato, agosto 21, 2010

Un anno

Un anno di un rumore
Un anno in un rifugio
Un anno di un Amore

Un anno di te, te, io
Un anno di coccole
Un anno di cazzuiu

Un anno di poesia
Un anno di rock 'n roll
Un anno di post it

Un anno di chilometri
Un anno di Garofalo
Un anno di Mutti

Un anno per la mano
Un anno di sogni
che si avverano
Un anno di sorrisi

Un anno di me + te
Un anno di fotografie
Un anno di ricordi del giorno

Un anno in una bolla
Un anno di speranza
Un anno di Felicità

Un anno di Noi!

Che poi sarebbe
un anno di Amore!

lunedì, luglio 12, 2010

mercoledì, febbraio 17, 2010

Riflessioni sulla felicità

L'ispirazione l'ho sempre trovata nella tristezza....forse perchè l'esternare con metafore quello che provavo mi aiutava a dargli un confine oppure semplicemente lo rendeva almeno poetico...
Ora sono felice....il problema è che ho una paura fottuta che finisca...Mi dimentico sempre che la vita è fatta di alti e bassi e che nulla rimane fermo, ma è una continua evoluzione e trasformazione. Mi dimentico che dopo un temporale splenderà il sole, e poi ci sarà un'altro temporale e così via...
Sbagliamo a pensare con malinconia ad un momento felice...lo rendiamo una "mancanza" per quando non ci sarà più, invece di viverlo a pieno e metterlo nel cassetto dei bei ricordi, lo riponiamo nel cassetto delle cose che ci mancheranno quando non le avremo più...Ecco che il bicchiere da mezzo pieno diviene mezzo vuoto!
La vita ci offre tanti punti di vista, perchè nel suo mutare, anche noi cambiamo, e possiamo guardare le cose con occhi sempre diversi.
Tutti i saggi dicono che la felicità risiede nell'atteggiamento con cui ci poniamo di fronte alle diverse esperienze della vita. Non sempre si può essere positivi, ma non sempre si deve essere negativi!
Se viviamo i giorni di sole con tristezza per i giorni di pioggia che verranno, non daremo ai giorni di sole tutta la nostra attenzione, non li vivremo fino in fondo, la nostra mente, invece che essere impegnata a fotografare quel momento di luce e felicità, sarà impegnata a rammaricarsi del fatto che domani potrebbe piovere.
E poi ci dimentichiamo che anche la pioggia ha una sua ragione di essere...se non sperimentassimo la tristezza, non saremmo in grado di provare la felicità.
Come dice il Tao, non c'è luce senza oscurità, non c'è caldo senza freddo, non c'è vita senza morte...
Non è possibile dare ad ogni istante che viviamo tutto il significato e l'importanza per renderlo quello che è, speciale, la routine di ogni giorno ce lo impedisce, ma possiamo però provare a vivere a pieno tutti i momenti, senza la paura che la felicità prima o poi finisca... Lasciamo che sia la felicità che la tristezza ci insegnino il loro valore e guardiamo alla vita come un fluire interminalbile di momenti belli e momenti brutti, dove nessuno prevale sull'altro, dove regna l'equilibrio!

lunedì, novembre 30, 2009

Sono una nuvola...per te

"Al mondo siamo soli"..."le favole non esistono"..."l'Amore prima o poi finisce"...anno dopo anno, giorno dopo giorno, a furia di sentire queste frasi ho finito per crederci.E credendo in loro ho smesso di credere in me e in tutta quella trama di sogni, speranze e ideali che avevano creato il mio essere...
Ho spento i colori che illuminavano i miei sogni, ho scritto le parole "The end" prima del lieto fine ed il mondo piano piano è diventato grigio...
Io che credevo nell'Amore con la "A" maiuscola, quell'amore che va oltre la vita, quell'amore che riconosci al primo sguardo...io che cercavo l'Anima gemella negli occhi della gente e allorquando la sicurezza che non si trattasse di "Lui" mi coglieva, prontamente dicevo " Scusami...ma questo non è il mio posto"...
Io che, delusa dal mondo e forse dalla vita, che aveva tradito i miei dogmi e tutte le leggi che credevo fossero la base della nostra esistenza sulla terra, ho urlato piangendo "Che cavolo ci faccio io qui?Io non sono di questo mondo" e poi arrendendomi al fatto che io qui ci dovevo stare e che lo avrei dovuto fare da sola...mi sono chiamata "Nuvola" raminga, piccola,leggerndaria, ma sempre solitaria.
E poi un giorno il vento di agosto mi ha sospinto fino al mare...ed il mare mi ha raccontato le sue storie e le sue leggi..."Le favole esistono Principessa, basta crederci...non le sentirai raccontare, le leggerai negli occhi di chi le conosce da sempre...". Da quel giorno la piccola nuvola ha ripreso a sognare e a tessere con la sua vita la trama colorata delle favole a lieto fine...

Sono una nuvola
che si specchia nel mare
ed in lui e per lui
ha ritrovato il coraggio
di amare

giovedì, settembre 17, 2009

Oceano Mare - Il capitolo che mi ha fatto innamorare...

Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quiasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera dinita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfesione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottole. Sul cavalletto, una tela.
E' come una sentinella - questo bisogna capirlo - in piedi a difendere quella porzione di mondo dall'invazione silenziosa della perfezione, piccola incrinatura che sgretola quella spettacolare scenografia dell'essere. Giacchè sempre è così, basta il barlume di un uomo a ferire il riposo di ciò che sarebbe un attimo dal diventare verità e invece immediatamente torna ad essere attesa e domanda, per il remplice e infinito potere di quell'uomo che è feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie a fiumi e l'immane repertorio di ciò che potrebbe essere, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi a migliaia dove nulla più potrà essere vero ma tutto sarà - proprio come sono i passi di quella donna che avvolta in un mantello viola, il capo coperto, misura lentamente la spiaggia, costeggiando la risacca del mare, e riga da destra a sinistra l'ormai perduta perfezione del grande quadro consimando la distanza che la divide dall'uomo e dal suo cavalletto fino a giungere a qualche psso da lui, e poi proprio accanto a lui, dove diventa un nulla fermarsi - e, tacendo, guardare.
L'uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l'ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c'è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere.
Soffia come semper il venti da nord e la donna si stringe nel suo mantello viola.
- Plasson, sono giorni e giorni che lavorate quaggiù. Cosa vi portate in giro a fare tutti quei colori se non avete il coraggio di usarli?
Questo sembra risvegliarlo. Questo l'ha colpito. Si gira a osservare il volto della donna. E quando parla non è per rispondere.
- Vi prego, non muovetevi -, dice.
Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all'altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell'acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane lìombra di un sapore che la costringe a pensare "acqua di mare, quest'uomo dipinge il mare con il mare" - ed è un pensiero che dà i brividi.
Lei si è già voltata da tempo, e già sta rimisurando l'immensa spiaggia con il matematico rosario dei suoi passi, uano il vento passa sulla tela ad asciugare uno sbuffo di luce rosea, nudo a galleggiare nel bianco. Si potrebbe stare ore a guardare quel mare, e quel cielo, e tutto quanto, ma non si potrebbe trovare nulla si quel colore. Nulla che si possa vedere.
La marea, da quelle parti, sale prima che arrivi il buio. Poco prima. L'acqua circonda l'uomo e il suo cavalletto, se li piglia, adagio ma con precisione, restano lì, l'uno e l'altro, impassibili, come un'isola in miniatura, o un relitto a due teste.
Plasson, il pittore.
Viene a prenderselo, ogni sera, una barchetta, poco prima del tramonto, che l'acqua li è già arrivata al cuore. E' così che vuole, lui. Sale sulla barchetta, ci carica il cavalletto e tutto, e si lascia riportare a casa.
La sentinella se ne va. Il suo dovere è finito. Scampato pericolo. Si spegne nel tramonto l'icona che ancora una volta non è riuscita a diventare sacra. Tutto per quell'ometto e i suoi pennelli. E ora che se n'è andato, non c'è più tempo. Il buio sospende tutto. Non c'è nulla che possa, nel buio, diventare vero.

[Oceano Mare di A.Baricco - Libro Primo, Capitolo I]

Grazie Gnagno...

lunedì, agosto 03, 2009

Qual'è il nome che dai alla tua Felicità?

"Qual'è il nome che dai alla tua Felicità?" chiede il vecchio Oregon a Will nel libro In tutti i respiri che ti ho preso di Alessio Biagi.

Lui si riferisce al nome della persona che si ama, come fonte unica della felicità...
Io credo che la felicità risieda in tante piccole cose e che questa sia una felicità più "costante, permanente" in quanto se una delle tante piccole cose ti viene a mancare ci sono le altre mille che ti rendono comunque felice. Riponendo la fonte della nostra felicità al di fuori di noi, e soprattutto in un'altra persona, non si rischia di perdere con la persona tutta la nostra speranza di felicità?
Quando guardi un tramonto, o il cielo terso, quando osservi il tuo cane correrti incontro felice, o tua madre che sforna il tuo piatto preferito, quando ti tuffi in mare e nuoti fino a perdere il fiato per ritrovarti nel blu più profondo...ecco...non sta in tutti questi momenti la tua felicità?
I vecchi saggi dicevano di cercare la felicità nelle piccole cose...forse proprio perchè le piccole cose come un tramonto non le perderemo mai...?

Mi piacerebbe molto avere un nome da dare alla mia felicità.
Il nome di un'anima che in questa vita abbia scelto di fare un pezzo del suo cammino con me...Eh si, solo un pezzo, perchè all'amore "eterno"in questa vita, ahimè non ci credo più. Credo molto di più nell'amore eterno tra anime...che vita dopo vita si ritrovano per amarsi, sostenersi e aiutarsi nelle prove della vita.
Sono sicura che esiste la mia metà...ma non sono altrettanto sicura che in questa vita la incontrerò!Ho già avuto la fortuna di ritrovare il mio maestro al quale sono legata, credo da, diverse vite...Ma sento un vuoto in me e la speranza di trovare qualcuno che lo possa colmare ormai si è straformata nella consapevolezza che anche da sola ce la posso fare.

Vorrei avere un nome per chiamare la mia felicità...ma al momento non ne ho uno solo, ma tanti...la chiamo cielo, nuvole, tramonto, cane, mare, bosco, luna, forza, coraggio, determinazione, fede e soprattutto la chiamo Silvia...perchè io posso essere la fonte della mia felicità volendo bene a me stessa, accettandomi e ricercando sempre lo scopo per cui anche sta volta sono qua!