"Al mondo siamo soli"..."le favole non esistono"..."l'Amore prima o poi finisce"...anno dopo anno, giorno dopo giorno, a furia di sentire queste frasi ho finito per crederci.E credendo in loro ho smesso di credere in me e in tutta quella trama di sogni, speranze e ideali che avevano creato il mio essere...
Ho spento i colori che illuminavano i miei sogni, ho scritto le parole "The end" prima del lieto fine ed il mondo piano piano è diventato grigio...
Io che credevo nell'Amore con la "A" maiuscola, quell'amore che va oltre la vita, quell'amore che riconosci al primo sguardo...io che cercavo l'Anima gemella negli occhi della gente e allorquando la sicurezza che non si trattasse di "Lui" mi coglieva, prontamente dicevo " Scusami...ma questo non è il mio posto"...
Io che, delusa dal mondo e forse dalla vita, che aveva tradito i miei dogmi e tutte le leggi che credevo fossero la base della nostra esistenza sulla terra, ho urlato piangendo "Che cavolo ci faccio io qui?Io non sono di questo mondo" e poi arrendendomi al fatto che io qui ci dovevo stare e che lo avrei dovuto fare da sola...mi sono chiamata "Nuvola" raminga, piccola,leggerndaria, ma sempre solitaria.
E poi un giorno il vento di agosto mi ha sospinto fino al mare...ed il mare mi ha raccontato le sue storie e le sue leggi..."Le favole esistono Principessa, basta crederci...non le sentirai raccontare, le leggerai negli occhi di chi le conosce da sempre...". Da quel giorno la piccola nuvola ha ripreso a sognare e a tessere con la sua vita la trama colorata delle favole a lieto fine...
Sono una nuvola
che si specchia nel mare
ed in lui e per lui
ha ritrovato il coraggio
di amare
lunedì, novembre 30, 2009
giovedì, settembre 17, 2009
Oceano Mare - Il capitolo che mi ha fatto innamorare...
Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quiasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera dinita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfesione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottole. Sul cavalletto, una tela.
E' come una sentinella - questo bisogna capirlo - in piedi a difendere quella porzione di mondo dall'invazione silenziosa della perfezione, piccola incrinatura che sgretola quella spettacolare scenografia dell'essere. Giacchè sempre è così, basta il barlume di un uomo a ferire il riposo di ciò che sarebbe un attimo dal diventare verità e invece immediatamente torna ad essere attesa e domanda, per il remplice e infinito potere di quell'uomo che è feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie a fiumi e l'immane repertorio di ciò che potrebbe essere, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi a migliaia dove nulla più potrà essere vero ma tutto sarà - proprio come sono i passi di quella donna che avvolta in un mantello viola, il capo coperto, misura lentamente la spiaggia, costeggiando la risacca del mare, e riga da destra a sinistra l'ormai perduta perfezione del grande quadro consimando la distanza che la divide dall'uomo e dal suo cavalletto fino a giungere a qualche psso da lui, e poi proprio accanto a lui, dove diventa un nulla fermarsi - e, tacendo, guardare.
L'uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l'ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c'è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere.
Soffia come semper il venti da nord e la donna si stringe nel suo mantello viola.
- Plasson, sono giorni e giorni che lavorate quaggiù. Cosa vi portate in giro a fare tutti quei colori se non avete il coraggio di usarli?
Questo sembra risvegliarlo. Questo l'ha colpito. Si gira a osservare il volto della donna. E quando parla non è per rispondere.
- Vi prego, non muovetevi -, dice.
Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all'altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell'acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane lìombra di un sapore che la costringe a pensare "acqua di mare, quest'uomo dipinge il mare con il mare" - ed è un pensiero che dà i brividi.
Lei si è già voltata da tempo, e già sta rimisurando l'immensa spiaggia con il matematico rosario dei suoi passi, uano il vento passa sulla tela ad asciugare uno sbuffo di luce rosea, nudo a galleggiare nel bianco. Si potrebbe stare ore a guardare quel mare, e quel cielo, e tutto quanto, ma non si potrebbe trovare nulla si quel colore. Nulla che si possa vedere.
La marea, da quelle parti, sale prima che arrivi il buio. Poco prima. L'acqua circonda l'uomo e il suo cavalletto, se li piglia, adagio ma con precisione, restano lì, l'uno e l'altro, impassibili, come un'isola in miniatura, o un relitto a due teste.
Plasson, il pittore.
Viene a prenderselo, ogni sera, una barchetta, poco prima del tramonto, che l'acqua li è già arrivata al cuore. E' così che vuole, lui. Sale sulla barchetta, ci carica il cavalletto e tutto, e si lascia riportare a casa.
La sentinella se ne va. Il suo dovere è finito. Scampato pericolo. Si spegne nel tramonto l'icona che ancora una volta non è riuscita a diventare sacra. Tutto per quell'ometto e i suoi pennelli. E ora che se n'è andato, non c'è più tempo. Il buio sospende tutto. Non c'è nulla che possa, nel buio, diventare vero.
[Oceano Mare di A.Baricco - Libro Primo, Capitolo I]
Grazie Gnagno...
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera dinita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfesione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottole. Sul cavalletto, una tela.
E' come una sentinella - questo bisogna capirlo - in piedi a difendere quella porzione di mondo dall'invazione silenziosa della perfezione, piccola incrinatura che sgretola quella spettacolare scenografia dell'essere. Giacchè sempre è così, basta il barlume di un uomo a ferire il riposo di ciò che sarebbe un attimo dal diventare verità e invece immediatamente torna ad essere attesa e domanda, per il remplice e infinito potere di quell'uomo che è feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie a fiumi e l'immane repertorio di ciò che potrebbe essere, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi a migliaia dove nulla più potrà essere vero ma tutto sarà - proprio come sono i passi di quella donna che avvolta in un mantello viola, il capo coperto, misura lentamente la spiaggia, costeggiando la risacca del mare, e riga da destra a sinistra l'ormai perduta perfezione del grande quadro consimando la distanza che la divide dall'uomo e dal suo cavalletto fino a giungere a qualche psso da lui, e poi proprio accanto a lui, dove diventa un nulla fermarsi - e, tacendo, guardare.
L'uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l'ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c'è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa vedere.
Soffia come semper il venti da nord e la donna si stringe nel suo mantello viola.
- Plasson, sono giorni e giorni che lavorate quaggiù. Cosa vi portate in giro a fare tutti quei colori se non avete il coraggio di usarli?
Questo sembra risvegliarlo. Questo l'ha colpito. Si gira a osservare il volto della donna. E quando parla non è per rispondere.
- Vi prego, non muovetevi -, dice.
Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all'altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell'acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane lìombra di un sapore che la costringe a pensare "acqua di mare, quest'uomo dipinge il mare con il mare" - ed è un pensiero che dà i brividi.
Lei si è già voltata da tempo, e già sta rimisurando l'immensa spiaggia con il matematico rosario dei suoi passi, uano il vento passa sulla tela ad asciugare uno sbuffo di luce rosea, nudo a galleggiare nel bianco. Si potrebbe stare ore a guardare quel mare, e quel cielo, e tutto quanto, ma non si potrebbe trovare nulla si quel colore. Nulla che si possa vedere.
La marea, da quelle parti, sale prima che arrivi il buio. Poco prima. L'acqua circonda l'uomo e il suo cavalletto, se li piglia, adagio ma con precisione, restano lì, l'uno e l'altro, impassibili, come un'isola in miniatura, o un relitto a due teste.
Plasson, il pittore.
Viene a prenderselo, ogni sera, una barchetta, poco prima del tramonto, che l'acqua li è già arrivata al cuore. E' così che vuole, lui. Sale sulla barchetta, ci carica il cavalletto e tutto, e si lascia riportare a casa.
La sentinella se ne va. Il suo dovere è finito. Scampato pericolo. Si spegne nel tramonto l'icona che ancora una volta non è riuscita a diventare sacra. Tutto per quell'ometto e i suoi pennelli. E ora che se n'è andato, non c'è più tempo. Il buio sospende tutto. Non c'è nulla che possa, nel buio, diventare vero.
[Oceano Mare di A.Baricco - Libro Primo, Capitolo I]
Grazie Gnagno...
lunedì, agosto 03, 2009
Qual'è il nome che dai alla tua Felicità?
"Qual'è il nome che dai alla tua Felicità?" chiede il vecchio Oregon a Will nel libro In tutti i respiri che ti ho preso di Alessio Biagi.
Lui si riferisce al nome della persona che si ama, come fonte unica della felicità...
Io credo che la felicità risieda in tante piccole cose e che questa sia una felicità più "costante, permanente" in quanto se una delle tante piccole cose ti viene a mancare ci sono le altre mille che ti rendono comunque felice. Riponendo la fonte della nostra felicità al di fuori di noi, e soprattutto in un'altra persona, non si rischia di perdere con la persona tutta la nostra speranza di felicità?
Quando guardi un tramonto, o il cielo terso, quando osservi il tuo cane correrti incontro felice, o tua madre che sforna il tuo piatto preferito, quando ti tuffi in mare e nuoti fino a perdere il fiato per ritrovarti nel blu più profondo...ecco...non sta in tutti questi momenti la tua felicità?
I vecchi saggi dicevano di cercare la felicità nelle piccole cose...forse proprio perchè le piccole cose come un tramonto non le perderemo mai...?
Mi piacerebbe molto avere un nome da dare alla mia felicità.
Il nome di un'anima che in questa vita abbia scelto di fare un pezzo del suo cammino con me...Eh si, solo un pezzo, perchè all'amore "eterno"in questa vita, ahimè non ci credo più. Credo molto di più nell'amore eterno tra anime...che vita dopo vita si ritrovano per amarsi, sostenersi e aiutarsi nelle prove della vita.
Sono sicura che esiste la mia metà...ma non sono altrettanto sicura che in questa vita la incontrerò!Ho già avuto la fortuna di ritrovare il mio maestro al quale sono legata, credo da, diverse vite...Ma sento un vuoto in me e la speranza di trovare qualcuno che lo possa colmare ormai si è straformata nella consapevolezza che anche da sola ce la posso fare.
Vorrei avere un nome per chiamare la mia felicità...ma al momento non ne ho uno solo, ma tanti...la chiamo cielo, nuvole, tramonto, cane, mare, bosco, luna, forza, coraggio, determinazione, fede e soprattutto la chiamo Silvia...perchè io posso essere la fonte della mia felicità volendo bene a me stessa, accettandomi e ricercando sempre lo scopo per cui anche sta volta sono qua!
Lui si riferisce al nome della persona che si ama, come fonte unica della felicità...
Io credo che la felicità risieda in tante piccole cose e che questa sia una felicità più "costante, permanente" in quanto se una delle tante piccole cose ti viene a mancare ci sono le altre mille che ti rendono comunque felice. Riponendo la fonte della nostra felicità al di fuori di noi, e soprattutto in un'altra persona, non si rischia di perdere con la persona tutta la nostra speranza di felicità?
Quando guardi un tramonto, o il cielo terso, quando osservi il tuo cane correrti incontro felice, o tua madre che sforna il tuo piatto preferito, quando ti tuffi in mare e nuoti fino a perdere il fiato per ritrovarti nel blu più profondo...ecco...non sta in tutti questi momenti la tua felicità?
I vecchi saggi dicevano di cercare la felicità nelle piccole cose...forse proprio perchè le piccole cose come un tramonto non le perderemo mai...?
Mi piacerebbe molto avere un nome da dare alla mia felicità.
Il nome di un'anima che in questa vita abbia scelto di fare un pezzo del suo cammino con me...Eh si, solo un pezzo, perchè all'amore "eterno"in questa vita, ahimè non ci credo più. Credo molto di più nell'amore eterno tra anime...che vita dopo vita si ritrovano per amarsi, sostenersi e aiutarsi nelle prove della vita.
Sono sicura che esiste la mia metà...ma non sono altrettanto sicura che in questa vita la incontrerò!Ho già avuto la fortuna di ritrovare il mio maestro al quale sono legata, credo da, diverse vite...Ma sento un vuoto in me e la speranza di trovare qualcuno che lo possa colmare ormai si è straformata nella consapevolezza che anche da sola ce la posso fare.
Vorrei avere un nome per chiamare la mia felicità...ma al momento non ne ho uno solo, ma tanti...la chiamo cielo, nuvole, tramonto, cane, mare, bosco, luna, forza, coraggio, determinazione, fede e soprattutto la chiamo Silvia...perchè io posso essere la fonte della mia felicità volendo bene a me stessa, accettandomi e ricercando sempre lo scopo per cui anche sta volta sono qua!
giovedì, maggio 28, 2009
Parole dal passato...
Oh cielo,
quante volte
hai sentito
trafiggere
il mio cuore
e ti sei fatto
più blu
per lenire
con la tua bellezza
il mio dolore.
24/11/1998
Il colore del vento…
Di che colore è il vento?
Rosso di rabbia…
Giallo di allegria…
Bianco di nostalgia…
E blu di sogni e pensieri…
Nero di dolore…
Azzurro di cielo…
Argento di consapevolezza…
I MARI DELLA MIA ANIMA
Navigando
Nei mari della mia anima
Mi perdo nelle tempeste
E naufrago
Dove il cuore
Non sa più cosa vuole
Dove non c’è il sole.
L’acqua del mare
Sul viso
come lacrime amare
le emozioni, le paure
mi tolgono il respiro
e affogo
ma la voglia del sole
dona energie improbabili
e risalgo verso il cielo.
Non so dove sono
Non so cosa accadrà
Sperduta
nell’immensità del blu
ma il sole è lassù
il mare ha riconquistato
la sua tranquillità
e qualsiasi cosa
accadrà
la mia anima non si arrenderà
vivrà.
17/01/03 17.43
Mai
Metterò a tacere la mia anima
Sarebbe come non appartenermi più.
Era come terra persa da riconquistare
L’ho cercata
Nei miei occhi
Nei miei sogni
Nei miei pensieri
Ed era li,
mai perduta, mai naufragata
solo in attesa di essere ritrovata.
03/01/05
quante volte
hai sentito
trafiggere
il mio cuore
e ti sei fatto
più blu
per lenire
con la tua bellezza
il mio dolore.
24/11/1998
Il colore del vento…
Di che colore è il vento?
Rosso di rabbia…
Giallo di allegria…
Bianco di nostalgia…
E blu di sogni e pensieri…
Nero di dolore…
Azzurro di cielo…
Argento di consapevolezza…
I MARI DELLA MIA ANIMA
Navigando
Nei mari della mia anima
Mi perdo nelle tempeste
E naufrago
Dove il cuore
Non sa più cosa vuole
Dove non c’è il sole.
L’acqua del mare
Sul viso
come lacrime amare
le emozioni, le paure
mi tolgono il respiro
e affogo
ma la voglia del sole
dona energie improbabili
e risalgo verso il cielo.
Non so dove sono
Non so cosa accadrà
Sperduta
nell’immensità del blu
ma il sole è lassù
il mare ha riconquistato
la sua tranquillità
e qualsiasi cosa
accadrà
la mia anima non si arrenderà
vivrà.
17/01/03 17.43
Mai
Metterò a tacere la mia anima
Sarebbe come non appartenermi più.
Era come terra persa da riconquistare
L’ho cercata
Nei miei occhi
Nei miei sogni
Nei miei pensieri
Ed era li,
mai perduta, mai naufragata
solo in attesa di essere ritrovata.
03/01/05
Vagare
...vagare...
col pensiero volare
sfiorare le cime degli alberi
su quelle colline
che da quaggiù
mi fanno sperare
...vagare...
con ogni fibra
nelle emozioni
di ieri
alla ricerca
di un sogno perduto
e...ritrovato
...vagare...
nei meandri del cuore
nell'immenso deserto
talvolta foresta rigogliosa
alla scoperta
di compassione e
speranza
...vagare...
con lo sguardo perso
sull'orizzonte
che fa da futuro
e non vedere
la strada
ma sapere che c'è...
...vagare...
alla ricerca di parole
che da dentro
vogliano uscire fuori
per esprimere
cosa c'è
...vagare...
vagare...vagare...
col pensiero volare
sfiorare le cime degli alberi
su quelle colline
che da quaggiù
mi fanno sperare
...vagare...
con ogni fibra
nelle emozioni
di ieri
alla ricerca
di un sogno perduto
e...ritrovato
...vagare...
nei meandri del cuore
nell'immenso deserto
talvolta foresta rigogliosa
alla scoperta
di compassione e
speranza
...vagare...
con lo sguardo perso
sull'orizzonte
che fa da futuro
e non vedere
la strada
ma sapere che c'è...
...vagare...
alla ricerca di parole
che da dentro
vogliano uscire fuori
per esprimere
cosa c'è
...vagare...
vagare...vagare...
martedì, aprile 28, 2009
L'unica ricchezza
In un attimo tutto può cambiare
l’unica ricchezza che nessuno può toglierci
e mai possiamo perdere
è l ' amore che abbiamo condiviso
e l’esperienza acquisita
da ogni situazione che la vita ci regala
* non so chi sia l'autore
giovedì, marzo 26, 2009
Imparare a cadere...
Il tempo passa ed è inevitabile perdere le occasioni o rendersi conto che quello che ieri non si è fatto oggi ci manca.
I genitori ti vogliono proteggere dalle delusioni, dal dolore, dagli sbagli...ma alla fine ti "proteggono dalla vita".
C'è un libro bellissimo che tutti i genitori dovrebbero studiarsi: "Il bambino perso e ritrovato" della Marcoli.
Credo sia in questo libro uno degli esempi più efficaci per spiegare quanto l'eccessiva protezione sia più un danno che un bene.
Un bambino quando è piccolo cade spesso a terra... il suo corpicino è morbido, elastico e l'altezza da cui cade è relativa,questo fa si che piano piano capisca la dinamica della caduta...impara a cadere. Se invece lo si protegge, impedendogli di cadere, crescerà, diventerà più alto, meno morbido e flessibile, e quando la vita gli tirerà una spinta(e questo è inevitabile)si farà male...perchè non avrà imparato a suo tempo a cadere.
Io adesso a 29 anni quasi 30, vorrei averne 20...per fare tutte le cose che non ho fatto...e magari evitare anche qualcosa che invece ho fatto.
Mi farei le canne, salerei a scuola, me ne fregherei delle regole e delle apparenze, prenderei la vita come viene, senza avere paura che quello che fai oggi influenzerà a morte il tuo futuro...
Se questa vità mi darà la gioia di un figlio spero di avere la saggezza di lasciarlo vivere e scegliere la sua identità e la sua strada.
Mi rendo conto che fare il genitore è il mestiere più difficile al mondo e che è nel nome dell'amore che si fanno certi sbagli...
I genitori ti vogliono proteggere dalle delusioni, dal dolore, dagli sbagli...ma alla fine ti "proteggono dalla vita".
C'è un libro bellissimo che tutti i genitori dovrebbero studiarsi: "Il bambino perso e ritrovato" della Marcoli.
Credo sia in questo libro uno degli esempi più efficaci per spiegare quanto l'eccessiva protezione sia più un danno che un bene.
Un bambino quando è piccolo cade spesso a terra... il suo corpicino è morbido, elastico e l'altezza da cui cade è relativa,questo fa si che piano piano capisca la dinamica della caduta...impara a cadere. Se invece lo si protegge, impedendogli di cadere, crescerà, diventerà più alto, meno morbido e flessibile, e quando la vita gli tirerà una spinta(e questo è inevitabile)si farà male...perchè non avrà imparato a suo tempo a cadere.
Io adesso a 29 anni quasi 30, vorrei averne 20...per fare tutte le cose che non ho fatto...e magari evitare anche qualcosa che invece ho fatto.
Mi farei le canne, salerei a scuola, me ne fregherei delle regole e delle apparenze, prenderei la vita come viene, senza avere paura che quello che fai oggi influenzerà a morte il tuo futuro...
Se questa vità mi darà la gioia di un figlio spero di avere la saggezza di lasciarlo vivere e scegliere la sua identità e la sua strada.
Mi rendo conto che fare il genitore è il mestiere più difficile al mondo e che è nel nome dell'amore che si fanno certi sbagli...
venerdì, marzo 20, 2009
I RISCHI
(da: "Vivere, Amare, Capirsi" di Leo Buscaglia)
A ridere c'è il rischio di apparire sciocchi;
A piangere c'è il rischio di essere chiamati sentimentali;
A stabilire un contatto con un altro c'è il rischio di farsi coinvolgere;
A mostrare i propri sentimenti c'è il rischio di mostrare il vostro vero io;
A esporre le vostre idee e i vostri sogni c'è il rischio d'essere chiamati ingenui;
Ad amare c'è il rischio di non essere corrisposti;
A vivere c'è il rischio di morire;
A sperare c'è il rischio della disperazione e
A tentare c'è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l'angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava.
Ha rinunciato alla libertà.
Solo la persona che rischia è veramente libera.
(da: "Vivere, Amare, Capirsi" di Leo Buscaglia)
A ridere c'è il rischio di apparire sciocchi;
A piangere c'è il rischio di essere chiamati sentimentali;
A stabilire un contatto con un altro c'è il rischio di farsi coinvolgere;
A mostrare i propri sentimenti c'è il rischio di mostrare il vostro vero io;
A esporre le vostre idee e i vostri sogni c'è il rischio d'essere chiamati ingenui;
Ad amare c'è il rischio di non essere corrisposti;
A vivere c'è il rischio di morire;
A sperare c'è il rischio della disperazione e
A tentare c'è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l'angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava.
Ha rinunciato alla libertà.
Solo la persona che rischia è veramente libera.
sabato, marzo 07, 2009
sabato, febbraio 28, 2009
La paura di amare....
E’ la paura di amare?
O è la paura di non essere amati?
E’ la voglia di libertà?
O è la consapevolezza che non stiamo amando come vorremmo?
Si sa bene quello che non vogliamo
Non vogliamo coltelli infilati nelle ferite di ieri
Ma siamo capaci di prendere in considerazione
Che alcune ferite sono
Inevitabili…?
Sappiamo che quando si ama e si dona se stessi
Possiamo perderci
E che invece quando siamo riamati
Perdiamo forse noi stessi ma troviamo l’altro?
Quanto dolore porta con sé
Il ricordo di un dolore
Quanto ci sentiamo braccati da quel dolore
E quanto forte correremmo per sfuggirgli
In ogni cosa c’è un po’ di bianco e un po’ di nero
L’amore porta con sé
La gelosia
E’ così bello donarsi e ricevere l’altro
E’ così bello sentire che per qualcuno sei importante
Quanto lui è importante per te
Sentire la stima e l’orgoglio per quello che sei
E sapere che puoi essere perdonato per gli sbagli che fai
Il tuo valore è nel tutto
Traspare dai tuoi occhi luminosi o tristi
Quanta sofferenza nell’ attesa di una persona speciale
E quanta sofferenza nel trovarla e perderla
E tanta di più per non sentirsi all’altezza
La speranza porta sorrisi
La paura porta lacrime e terrore
E spegne la luce della speranza
La forza e l’amore in te stesso
Sono i soli a dare luce al domani
Quando ti doni ti perdi
Quando ti doni ti appoggi
Quando ti doni nello specchio
non vedi più il tuo volto ma il suo
Amare vuol dire donarsi…
Ma cosa ti rimane da donare se perdi te stesso?
Le paure ci sono per farti sentire la vita
Come il buio c’è per farti percepire la luce…
Ma oltre al buio ci sono le stelle e la luna
E oltre le paure ci sono gli sguardi ,i sospiri ,i silenzi…
E soprattutto c’è l’amore…
27 settembre 2005
O è la paura di non essere amati?
E’ la voglia di libertà?
O è la consapevolezza che non stiamo amando come vorremmo?
Si sa bene quello che non vogliamo
Non vogliamo coltelli infilati nelle ferite di ieri
Ma siamo capaci di prendere in considerazione
Che alcune ferite sono
Inevitabili…?
Sappiamo che quando si ama e si dona se stessi
Possiamo perderci
E che invece quando siamo riamati
Perdiamo forse noi stessi ma troviamo l’altro?
Quanto dolore porta con sé
Il ricordo di un dolore
Quanto ci sentiamo braccati da quel dolore
E quanto forte correremmo per sfuggirgli
In ogni cosa c’è un po’ di bianco e un po’ di nero
L’amore porta con sé
La gelosia
E’ così bello donarsi e ricevere l’altro
E’ così bello sentire che per qualcuno sei importante
Quanto lui è importante per te
Sentire la stima e l’orgoglio per quello che sei
E sapere che puoi essere perdonato per gli sbagli che fai
Il tuo valore è nel tutto
Traspare dai tuoi occhi luminosi o tristi
Quanta sofferenza nell’ attesa di una persona speciale
E quanta sofferenza nel trovarla e perderla
E tanta di più per non sentirsi all’altezza
La speranza porta sorrisi
La paura porta lacrime e terrore
E spegne la luce della speranza
La forza e l’amore in te stesso
Sono i soli a dare luce al domani
Quando ti doni ti perdi
Quando ti doni ti appoggi
Quando ti doni nello specchio
non vedi più il tuo volto ma il suo
Amare vuol dire donarsi…
Ma cosa ti rimane da donare se perdi te stesso?
Le paure ci sono per farti sentire la vita
Come il buio c’è per farti percepire la luce…
Ma oltre al buio ci sono le stelle e la luna
E oltre le paure ci sono gli sguardi ,i sospiri ,i silenzi…
E soprattutto c’è l’amore…
27 settembre 2005
La vita non ti avverte...
Vedi eccola qui la vita...non ti avverte e mai sai quanto tempo avrai ecco perchè bisognerebbe sempre fare le scelte con il cuore altrimenti si rischia di arrivare alla fine con rimorsi e rimpianti.
Bisognerebbe sempre dare il meglio di noi, il massimo dell'amore a chi amiamo, ma la routine,la rabbia, le paure e i sentimenti negativi di ogni giorno non ce lo permettono.Da una parte è bene perchè non possiamo certo vivere ogni giorno con l'idea che sia l'ultimo, sarebbe deprimente e non ci permetterebbe di essere felici...però forse ogni tanto bisognerebbe fermarci, guardarci intorno e eliminare tutto il superfluo, quelle emozioni negative che non ci permettono di dare, di amare, di dire, di fare. Ogni tanto pensare che abbiamo solo pochi giorni di vita ci aiuterebbe a riflettere sui nostri veri valori.
Io purtroppo vivo quasi ogni giorno così, con quella paura che domani non ci sarà, per me o per quelli che amo, e vivo male, veramente male...amare e mostrare il nostro amore ecco l'unica cosa che vale alla fine.
24/02/2005
Bisognerebbe sempre dare il meglio di noi, il massimo dell'amore a chi amiamo, ma la routine,la rabbia, le paure e i sentimenti negativi di ogni giorno non ce lo permettono.Da una parte è bene perchè non possiamo certo vivere ogni giorno con l'idea che sia l'ultimo, sarebbe deprimente e non ci permetterebbe di essere felici...però forse ogni tanto bisognerebbe fermarci, guardarci intorno e eliminare tutto il superfluo, quelle emozioni negative che non ci permettono di dare, di amare, di dire, di fare. Ogni tanto pensare che abbiamo solo pochi giorni di vita ci aiuterebbe a riflettere sui nostri veri valori.
Io purtroppo vivo quasi ogni giorno così, con quella paura che domani non ci sarà, per me o per quelli che amo, e vivo male, veramente male...amare e mostrare il nostro amore ecco l'unica cosa che vale alla fine.
24/02/2005
I MARI DELLA MIA ANIMA
Navigando
Nei mari della mia anima
Mi perdo nelle tempeste
E naufrago
Dove il cuore
Non sa più cosa vuole
Dove non c’è il sole.
L’acqua del mare
Sul viso
come lacrime amare
le emozioni, le paure
mi tolgono il respiro
e affogo
ma la voglia del sole
dona energie improbabili
e risalgo verso il cielo.
Non so dove sono
Non so cosa accadrà
Sperduta
nell’immensità del blu
ma il sole è lassù
il mare ha riconquistato
la sua tranquillità
e qualsiasi cosa
accadrà
la mia anima non si arrenderà
vivrà.
Scritta il 17/01/03
Nei mari della mia anima
Mi perdo nelle tempeste
E naufrago
Dove il cuore
Non sa più cosa vuole
Dove non c’è il sole.
L’acqua del mare
Sul viso
come lacrime amare
le emozioni, le paure
mi tolgono il respiro
e affogo
ma la voglia del sole
dona energie improbabili
e risalgo verso il cielo.
Non so dove sono
Non so cosa accadrà
Sperduta
nell’immensità del blu
ma il sole è lassù
il mare ha riconquistato
la sua tranquillità
e qualsiasi cosa
accadrà
la mia anima non si arrenderà
vivrà.
Scritta il 17/01/03
sabato, gennaio 10, 2009
...una nuvola
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